venerdì, Novembre 26, 2021

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L’evoluzione del trapianto capillare giorno per giorno

La calvizie è un problema che influisce notevolmente sul benessere della persona, minandone l’autostima, con conseguenti ripercussioni sulla produttività e sulle relazioni interpersonali. Attualmente, la soluzione più efficace consiste nel trapianto dei capelli, che garantisce ormai un risultato ottimale e una capigliatura dall’aspetto naturale.

Il primo trapianto capillare viene effettuato in Giappone nel 1939, anche se la prima tecnica documentata risale al 1822, in Germania, dove uno studente e un professore di medicina riuscirono a trapiantare dei follicoli piliferi sulla testa di un paziente.
Nonostante l’intervento fu un successo, non venne quasi ripetuto fino al XX secolo, quando il professor Okuda mise a punto una tecnica denominata punch technique, che consisteva nell’estrarre lembi di pelle con follicoli piliferi, per innestarli nelle zone interessate: in questo modo il dottor Okuda intendeva ripristinare il cuoio capelluto dei pazienti che avevano subito ustioni. Solo verso la metà del XX secolo i trapianti capillari destarono l’attenzione degli Stati Uniti, per poi diventare popolari a partire dagli anni ’70, mediante un sistema di innesti relativamente grandi, mentre tra gli anni ’80 e ’90 cominciarono ad apparire i primi microinnesti.

È solo negli anni ’90 che apparirà la tecnica FUE (Follicular Unit Extraction), che rappresenta ad oggi la tecnologia più avanzata tra i metodi di trapianto capillare.
La FUE consiste nell’espianto delle unità follicolari da una regione donatrice per innestarle nella zona ricevente, tramite uno strumento estremamente preciso che permette di individuare e selezionare le unità più sane.

Il trapianto con metodo FUE viene svolto in anestesia locale, evitando al paziente qualsiasi dolore durante l’intervento. I vantaggi e i benefici collegati a questa tecnica la rendono tra le tecniche preferite dai chirurghi di tutto il mondo, distinguendola nettamente dalle tecniche precedenti.

Ciclo di vita e benessere del capello

La crescita del capello si sviluppa in tre fasi: anagen, durante la quale il capello nasce e non smette di crescere per un periodo che va dai due agli otto anni; catagen, in cui la crescita si ferma, e si arrestano le funzioni vitali del follicolo; nella fase telogen, infine, il capello permane nel follicolo privo di attività vitali, preparandosi alla caduta.
Diversi fattori, tuttavia, possono influire negativamente sulla salute complessiva del capello, prima di tutto lo stato psicofisico: alti livelli di stress prolungato possono comportare una caduta anomala del capello, così come patologie specifiche, gravidanze o crisi nervose. Allo stesso tempo, svolgere attività fisica incide favorevolmente sul benessere complessivo della capigliatura, attivando la circolazione sanguigna e di conseguenza il nutrimento e l’ossigenazione del cuoio capelluto, oltre a regolare i livelli di stress. Persino il sudore è un fattore importante: quando il corpo suda, le radici del capello si espandono, rendendo possibile la crescita dei nuovi capelli.
Gli sport maggiormente indicati sono dunque quelli che stimolano la circolazione del sangue: ad esempio la danza, la corsa o lo yoga, le cui posizioni spesso inducono un consistente apporto sanguigno al cuoio capelluto.

Falsi miti sul trapianto capillare

Una delle credenze più comuni riguardo l’impianto capillare è che si tratti di una soluzione temporanea: i risultati del trattamento non sono immediati, ma senza dubbio si tratta di un intervento permanente. La caduta dei capelli nelle prime settimane dopo il trattamento è considerata una condizione normale; i risultati saranno visibili dopo circa un anno, a partire dal quale il paziente potrà constatare una capigliatura totalmente nuova e più densa. La ricaduta non avviene perché i follicoli piliferi che vengono estratti dalla zona donatrice non sono geneticamente predisposti alla caduta precoce.
Altri miti da sfatare riguardano il genere e l’età dei pazienti che richiedono il trapianto: viene realizzato frequentemente anche su donne e pazienti in età avanzata, dal momento che è sufficiente che la zona donante sia in buona salute, e non è necessaria la rasatura dei capelli prima dell’intervento.

Il decorso post operatorio mese per mese

A partire dai 10-15 giorni e per alcune settimane successive all’intervento, è possibile che la testa presenti gonfiore per effetto dell’anestesia, trattabile con antinfiammatori.
Anche irritazione, prurito o irrigidimento nella zona di estrazione dei bulbi piliferi sono considerate risposte comuni, per le quali viene prescritta solitamente una soluzione fisiologica, paracetamolo o ibuprofene: l’avvertenza principale è di non grattare in nessun caso la zona, mentre la sensazione di rigidità diminuirà nel tempo in modo naturale.
Un altro possibile effetto collaterale è un generale arrossamento delle zone coinvolte per un periodo di almeno due settimane, sulle quali è sufficiente applicare un gel a base di aloe: tuttavia, se il sintomo persiste può trattarsi, seppur in rari casi, di una possibile infezione dei follicoli piliferi, per la quale è raccomandabile rivolgersi immediatamente al curante.
È inoltre probabile che la zona di impianto si desquami, e che appaiano piccoli granuli nella zona di estrazione: in quel caso si tratta di una reazione dovuta al tentativo dei nuovi capelli di fuoriuscire. È raccomandabile lasciare che le incrostazioni cadano da sole, processo che può avere luogo a partire da una settimana.

Dalla seconda settimana fino al primo mese, è normale riscontrare la perdita dei capelli innestati: il capello cade perché attraversa la terza fase del suo ciclo vitale, quella cosiddetta di riposo funzionale, precedente alla caduta; terminata questa fase inizierà un nuovo ciclo di vita in cui il capello tornerà a crescere.
A partire dai tre mesi, il capello ricomincerà a fuoriuscire normalmente, ingrossandosi a mano a mano, fino a raggiungere, intorno ai sei mesi, una dimensione considerevole della zona in cui è avvenuto l’intervento.
Tra gli otto e i dieci mesi si potranno riscontrare ampiamente i risultati attesi, anche se bisognerà aspettare i dodici mesi per apprezzare totalmente la riuscita dell’intervento: non saranno visibili cicatrici né altri segni dell’impianto, e la capigliatura apparirà naturalmente luminosa e densa.

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